Controllo delle e-mail del dipendente: possibili dopo il verificarsi di un sospetto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 807/2025 del 13 gennaio 2025, ha chiarito che le verifiche condotte dal datore di lavoro sulla casella di posta elettronica aziendale del dipendente possono riguardare esclusivamente i dati raccolti dopo il momento in cui si sia concretizzato un "ragionevole sospetto" di illecito.
Di conseguenza, le indagini effettuate su periodi antecedenti alla comparsa di tale sospetto non risultano ammissibili ai fini disciplinari.
La pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato che cerca di bilanciare le esigenze di tutela aziendale con i diritti fondamentali dei lavoratori alla privacy e alla dignità personale.
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda il licenziamento di un vice direttore generale con qualifica dirigenziale, intimato sulla base di prove raccolte attraverso il monitoraggio dei file di log delle email aziendali. La particolarità della vicenda risiede nel fatto che l'azienda, dopo aver ricevuto un alert dal sistema informatico l'8 febbraio 2017, aveva proceduto ad analizzare retrospettivamente i dati relativi alle comunicazioni email del dirigente risalenti al mese di gennaio dello stesso anno.
La Corte ha ribadito un principio fondamentale, già espresso in precedenti pronunce come la sentenza n. 18168 del 2023: i controlli tecnologici sono consentiti solo se effettuati su dati acquisiti successivamente all'insorgere di un fondato sospetto circa la commissione di illeciti. Questo significa che, anche in presenza di un legittimo alert del sistema informatico, il datore di lavoro non può "scavare nel passato" utilizzando dati archiviati prima dell'emergere del sospetto.
La sentenza offre un importante insegnamento pratico per le aziende: la presenza di un'informativa sulla privacy o l'esistenza di un fondato sospetto non legittimano controlli a tappeto su dati storici.
I controlli difensivi devono essere prospettici, proporzionati e rispettosi della dignità del lavoratore, principi questi che la giurisprudenza continua a ribadire nell'era della digitalizzazione del lavoro.